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Don Ciotti incontra gli studenti di Maddaloni PDF Stampa E-mail
“E’ l’ora della responsabilità. Non basta più la solidarietà. Ognuno di noi si deve sentire responsabile di ciò che è accaduto e ciò che accade”. Così don Luigi Ciotti ha esordito nel suo lungo intervento al teatro Alambra di Maddaloni,  al cospetto di tantissimi studenti del Liceo “Nino Cortese” ma rivolgendosi soprattutto a due ragazzi in prima fila che erano venuti per  ascoltare il presidente di Libera:  Giuseppe e Filiberto Imposimato, i figli di Franco, ucciso dalla mafia l’11 ottobre del 1983, per una vendetta trasversale nei confronti del fratello Ferdinando, Giudice a Roma che indagava sui traffici illeciti della banda della Magliana con la mafia siciliana.

 
 La manifestazione, coordinata dalla professoressa Maria de Lucia,  è stata aperta dal  sindaco di Maddaloni, Michele Farina, dopo il saluto del preside,il prof. Gianfranco De Simone. Una iniziativa che si inserisce nel percorso dei “cento passi verso il 19 marzo”,  promossa da Libera, che porterà a Casal di Principe, migliaia di studenti per ricordare don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo di quindici anni fa.  Ed è proprio l’esempio e la testimonianza di don Diana che ha richiamato più volte lo stesso don Ciotti, con il documento che scrisse insieme agli altri parroci della foranìa di casal di Principe, “Per amore del mio popolo”. “Dovremmo salire nuovamente sui tetti  e gridare il nostro no alla camorra”  ha detto  don Ciotti e ha poi concluso ricordando  una ragazza, una studentessa siciliana, Rita Atria. “Rita era una ragazza come voi. Aveva quasi diciassette anni – ha detto don Ciotti – ma era nata in una famiglia di mafiosi. Era riuscita però a ribellarsi al suo destino  riponendo fiducia nella giustizia. Alla fine non ce l’ha fatta, perché – ha raccontato – quando fu ucciso il giudice Borsellino, lei pensò che i mafiosi l’avrebbero avuto vinta. Ora nel cimitero dove riposa, a Rita hanno distrutto anche la lapide. Uno sfregio ulteriore. Ma  è quell’esempio che tutti noi dobbiamo seguire: quello di rompere con l’illegalità quotidiana”.
Nella seconda parte dell’incotro con gli studenti, è stato presentato il libro “La Besta”, di Raffaele Sardo (editore Melampo). Sei storie di vittime di camorra raccontate dai familiari.  “E’ il punto di vista dei familiari delle vittime che ho voluto riportare – ha detto Raffaele Sardo, collaboratore del quotidiano “La Repubblica, presente all’incontro  - perché di loro quasi nessuno mai si occupa. Sono le storie del carabiniere Salvatore Nuvoletta, di Franco Imposimato,  Attilio Romanò, Alberto Varone, don Peppe Diana, Federico del Prete.  Ferite che nei familiari non si rimarginano mai e che rischiano anche di essere dimenticate” Rivolgendosi ai ragazzi, Sardo ha detto: “Consegno a voi queste storie, perché le possiate raccontarle e impedire che accadano nuovamente”. Durante la manifestazione sono stati proiettati due filmati realizzati dagli studenti del liceo Nino Cortese, uno dei quali riguardava  “I beni confiscati alla camorra in Valle di Suessola”.
 
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