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E’ cominciata con il “Concerto per le vittime innocenti di camorra” organizzato dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e si è conclusa con un tributo a Miriam Makeba a Castelvolturno presso la nascente cooperativa Le Terre di don Diana. La terza edizione del Festival dell’Impegno civile ha sistemato un altro tassello nel grande mosaico di ricostruzione e di riscatto sociale. La speciale kermesse di teatro, arte, dibattiti, musica e scultura, si è mossa dal 24 al 30 maggio, tra le province di Napoli e Caserta. Per le location solo una richiesta: essere beni confiscati alla camorra e oggi restituiti alla collettività.
L’obiettivo del Festival promosso da Libera Caserta e dal Comitato don Peppe Diana, diretto da Pietro Nardiello ed accompagnato lungo il percorso da scrittori giornalisti, artisti e cittadini impegnati, è stato avvicinare la società civile all’uso sociale dei beni confiscati, farli vivere, aprirne le porte ed impedire che continuino ad essere la rappresentazione simbolica della paura, dell’intoccabilità camorristica. E proprio dai quei luoghi, spesso ville o addirittura castelli così come quello Mediceo a Napoli o la casa di via Ruffini a San Cipriano D’Aversa, tappa del 28 maggio, si è parlato di teatro, di cultura e di astronomia. A Sessa Aurunca, il 29 maggio, nessuno si è sentito esentato dal dover riflettere sulla minaccia del nucleare e sulle mostruosità che una centrale potrebbe provocare o che ha già provocato, nell’ottica di non poter prescindere nella guerra alla camorra dalla lotta per la salvaguardia dell’ambiente e della salute.
L’essenza della camorra è d’altronde, fare solo ed unicamente i suoi interessi economici e criminali e dunque uccidere con le armi da fuoco o con il traffico dei rifiuti e della droga o ancora con l’inquinamento dell’economia legale, della politica privando ogni singola persona della speranza, per la camorra e per i camorristi è la stessa cosa. E’ indifferente: i cittadini, le persone sono solo pedine su una grande scacchiera.
Il Festival dell’Impegno Civile coinvolgendo le folle ha invece, il merito di aver invertito la tendenza. Di aver fatto riflettere sulla qualità della bellezza, dell’etica e della possibile rivincita. Una vittoria, che nella tappa conclusiva, il 30 maggio a Castelvolturno, è stata annunciata dalle bandiere issate dagli scout della zona Volturno, segno di libertà e di vera onorabilità. Da oggi a sventolare su una enorme struttura , costruita incastrando semplicemente pali in legno, a sventolare come vessillo di rispetto e dignità c’è la bandiera di Libera, dell’Agesci e dell’Europa.
E allora così come dice Valerio Taglione, coordinatore di Libera Caserta e del Comitato don Diana : “la rivoluzione è davvero cominciata. E’ una rivoluzione in atto, che non può più essere arrestata”. La parte legale della società, della cittadinanza sana e responsabile si sta organizzando con volti del passato, del presente e del futuro. Con il candore dei bambini e dei ragazzi che la camorra non ha fatto in tempo a guastare. Tina Cioffo |